Peter Pan 8a+
nella prima salita di Peter Pan, 8a+, Cornalba, 1988.
Foto: G. Besana
Cornalba, Bergamo
Chiodatura e prima libera: B. Tassi “Camós”, 1988
Manolo era il climber più figo di tutti, su questo non c’erano dubbi.
Era il più figo perché aveva un nome tipo quello di un calciatore brasiliano, uno solo. Era come Pelè o Socrates o Zico, non aveva un nome e cognome. Aveva un nome e bastava quello: Manolo. La parola in bocca rotolava via liscia come una caramella.
Il giorno precedente alla grande visita – correva voce che Manolo sarebbe venuto a Cornalba e forse avrebbe provato ad arrampicare su Peter Pan – tra noi arrampicatori di Bergamo c’era grande fermento. Bruno Tassi, il Camós, doveva sapere se la sua via, se Peter Pan, il suo capolavoro di arrampicata sportiva, era o non era 8a. Tra il 7c e l’8a negli anni Ottanta non c’era di mezzo un grado, c’era un mondo. C’era la stessa distanza che c’è tra un uomo e una creatura extraterrena, lo spazio buio che separa la Terra dalla Luna. Tra il 7c e l’8a era tracciata la linea che separa gli uomini dagli dèi.
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