Editoriale
Erano i primi anni Ottanta del secolo scorso. Su alcune pareti di fondovalle del Nord Italia, ad Arco di Trento, nel Lecchese, a Cornalba, a Finale Ligure, iniziarono a comparire i primi spit da 8 mm – distanti – piantati a mano, in molti casi sull’esempio della grande novità che si poteva sperimentare sulle meravigliose ma lisce placche inchiodabili del Verdon in Francia.
Sempre sull’esempio dei grandi arrampicatori francesi, fra l’altro molto giovani, i due Patrick soprattutto, ma non solo, si iniziò a capire che era obbligatorio allenare la forza, se si voleva migliorare nel grado e nello stile. «Tutto il mondo fa una trazione», si diceva.
Le trasmissioni televisive, come ad esempio la famosa e seguitissima “Jonathan - Dimensione avventura” di Ambrogio Fogar, iniziarono a cavalcare l’onda, proponendo questa nuova forma di arrampicata come il top dell’alternativo e del nuovo.
Nacque così anche in Italia l’arrampicata sportiva in falesia, con i suoi luoghi. I suoi personaggi, i su…