Editoriale
Editoriale
Nulla di nuovo in ciò che Messner afferma. Il rischio di morire, in definitiva, costituisce la cornice ultima entro cui, consapevolmente o meno, qualsiasi alpinista solitario si muove. Assumersi tale rischio e cercare di superarlo è la propulsione di chi sceglie questa strada. Ma ogni propulsione che si rispetti necessita di una forza che la spinga: in altre parole, di una motivazione.
Ed è qui che le storie di ognuno divergono. Perché cercare il senso della mia avventura nella mia possibile morte? A questa domanda le risposte di chi pratica o ha praticato abitualmente le solitarie non sono univoche. Da Paul Preuss al giovane Leclerc, la scelta apparentemente indifendibile di mettere a repentaglio la propria vita trova se…