Le vie perdute
Dedalo dolomitico verticale .
Foto: A. Conz
Nel nostro immaginario di arrampicatori le vie sono linee perfette.
Per i primi alpinisti e arrampicatori questo era certamente vero; basti pensare alla linea della Comici alle Lavaredo, o della Solleder alla Civetta.
Una sola linea che incide la parete. Un sogno pietrificato.
Anche oggi, spesso le vie nuove vengono presentate come un unico tracciato sulla parete, a rafforzare questa idea. Nella mente degli apritori la creazione rimane opera d’arte indipendente e assoluta. Ma cosa succede se andiamo a tracciare i vari percorsi esistenti?
Nelle pareti di fondovalle vedremo un dedalo di tracciati, un’autentica FALESIZZAZIONE DELLE PARETI.
Vie che corrono a breve, brevissima distanza, varianti, collegamenti; ogni metro di parete viene sfruttato per l’arrampicata; nessun lembo resiste alla compulsiva necessità degli scalatori di provare l’ultima fessura, l’ultima placca, l’ultimo strapiombo. Tant’è, ormai le pareti di fondovalle sono state consacrate da tempo a questo scopo.
Però ri…