Editoriale
Tregenda invernale.
Foto: R. Felderer
Facile dire “Monte Bianco”, già più difficile organizzare i pensieri per provare a descriverne una parte, uno spaccato, se mai fosse possibile. Il massiccio del Bianco è di fatto uno dei più imponenti, vari e voluminosi dell’arco alpino e, complice la quota che lo esalta a cima più alta delle Alpi, è quindi anche uno dei più ambiti per chi va in montagna: dal grande alpinista allo spensierato scalatore da “multipitch” di stampo sportivo. Dio, quanto è detestabile il modo di dire “multipitch”. Chiamiamole “vie lunghe”, come si è sempre fatto. Comunque sia, il Bianco è di fatto un piccolo universo di possibilità per lo scalatore. Si va dai folli, estetici e costosissimi tiri come la celebre Digital Crack ai Cosmiques, alle dure e impegnative salite delle Grandes Jorasses, all’Integrale di Peutérey, al Grand Pilier d’Angle, al “rosso” Brouillard. Tanti stili, tanti tipi di approccio. Così la nostra domanda è stata: come incasellare tutto questo in un fluire originale e un po’ diverso di …