Pelle, attrito e magnesite: cosa accade tra il polpastrello e la presa
Testo
Elis Bonini e Michele Bonaccini – Lazyghost
Valle orco climbing festival.
Foto — Dario Destro
Focus PelleLa mano che scala
Puoi allenare i muscoli, misurare la forza delle dita e il recupero, ma tra te e la presa resta la pelle: gestisce sudore, attrito e usura, cambia durante la sessione, reagisce alla temperatura, si consuma e si ricostruisce. È lei a decidere, spesso senza che tu te ne accorga, se un tentativo va a buon fine o finisce con un dito che non scivola nemmeno di un millimetro. La tenuta, poi, nasce dall’incontro tra forza, tecnica, ambiente e caratteristiche individuali della mano. La magnesite, infine, si posiziona non come soluzione universale, ma come strumento che agisce tra polpastrello e presa.
La pelle non ragiona per estremi
Dopo un paio di vie, molti arrampicatori sentono che le dita tengono meglio. Parte della sensazione dipende dal riscaldamento e dalla maggiore fiducia, ma in tutto ciò può essere cambiata anche la superficie della pelle: il rapporto tra umidità e attrito non è lineare, e una pelle completamente asciutta non produce necessa…