Un’evoluzione che parte dalla mano, dai pochi millimetri alle grandi superfici
Testo
Alessandro Palma
Camilla Moroni
in azione nel circuito internazionale. Foto — Archivio FASI
ProspettiveGame Changing
A sedici anni e due mesi dalla prima edizione di Sportroccia a Bardonecchia, alcuni fortissimi scalatori si sono trovati nel cuore verticale della Svizzera. Correva l’anno domini 2001, più precisamente era settembre, a Winterthur. L’UIAA, tramite l’ICC e il Club Alpino Svizzero, celebrava con il Campionato del Mondo 2001 la fine dell’era della staticità e l’ingresso in un mondo moderno, dinamico ed estremamente accattivante. Inconsapevoli di ciò che sarebbe poi successo nel ventennio a seguire, addetti ai lavori e scalatori legittimarono a tutti gli effetti quella che era vista come disciplina di ripiego, una sorellastra brutta dell’incantevole Cenerentola: il boulder era pronto a prendersi la scena.
Originariamente nato come allenamento per le grandi pareti, il boulder è la massima espressione di forza e tecnica applicata all’arrampicata. L’evoluzione che ha accompagnato l’esplosione (parlare di crescita è riduttivo) del boulder nei primi venticinque anni del 2000 ha profondamente c…