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Indice

Up Climbing 44

Sommario

  • Editoriale

    Editoriale
  • Il racconto della mano

    Vertical Tale
    dettaglio di mano
  • Biomeccanica e clinica degli infortuni della mano nel climber

    Prospettive
    dettaglio di mano
  • Game Changing

    Prospettive
    climber su boulder
  • Da ragni a canguri

    Prospettive
    climber su boulder
  • Mani di gesso

    Portfolio
    dettaglio di mano
  • Una Mano, Un Marchio

    Pubbliredazionale
    arrampicatore in parete
  • Cos’è davvero la magnesite

    Focus Pelle
    dettaglio di mano
  • La mano che scala

    Focus Pelle
    dettaglio di mano
  • Climb Skin

    Focus Pelle
    dettaglio di mano
  • Nastrarsi le mani senza fasciarsi la testa!

    Tecnica
    climber in allenamento
  • Monotropia di Dario Di Gabriele

    Personaggi
    arrampicatore in parete
  • Al Top del Bouldering nel Moravian Karst

    Personaggi
    climber su boulder
  • Allenamento e performance Intervista a Romain Desgranges

    Personaggi
    foto panoramica
  • Andrea Milani e le “Affinità elettive” di un’arrampicata in trasformazione

    Personaggi
    arrampicatore in parete
  • Immersi tra onde di roccia

    Proposte Boulder
    climber su boulder
  • Focus Lecco 1

    Proposte
    arrampicatrice in parete
  • Indoor Move: Compression Slap

    Indoor
    climber in allenamento
  • Mano e avambraccio

    Jollypower
    climber in allenamento
  • Graffio senza mano

    Il graffio
  • Contrograffio

    Il graffio
  • Vetrina

    Vetrina Prodotti
Indice

Da ragni a canguri

Quarant’anni di trasformazioni nelle prese d’arrampicata indoor

Testo
Alberto Gnerro
climber su boulder
Giorgio Tesio

impegnata negli equilibrismi del boulder indoor moderno.
Foto — Archivio FASI

Se penso agli albori dell’arrampicata intesa come sport a sé stante, riaffiorano ricordi di com’erano i muri di arrampicata, dei loro profili e delle prese. Nel 1987, a Torino, le serie di Entreprise assomigliavano a delle piastre rotonde con incavi irregolari, volti a riprodurre le stesse forme della roccia. Erano dolorose e difficili da interpretare per la mano: se non le conoscevi non sapevi mai come prenderle e dovevi continuamente aggiustare la prensione. Ultimamente mi è capitato di tracciare a qualche piccolo evento utilizzando proprio quelle prese e sono stato quasi assalito dalla nostalgia, tanto che un ritorno a tali forme non mi dispiacerebbe. Entreprise si è poi evoluta e nelle gare di Coppa del Mondo le strutture presentavano inserti in cui i buchi la facevano sempre da padroni. Al di fuori di quei buchi, per la progressione si usavano tacche disegnate sul pannello o microprese, sempre di loro produzione. 

Nel 1991 costruii il mio muro personale e ricordo ancora le prese…