Quarant’anni di trasformazioni nelle prese d’arrampicata indoor
Testo
Alberto Gnerro
Giorgio Tesio
impegnata negli equilibrismi del boulder indoor moderno. Foto — Archivio FASI
ProspettiveDa ragni a canguri
Se penso agli albori dell’arrampicata intesa come sport a sé stante, riaffiorano ricordi di com’erano i muri di arrampicata, dei loro profili e delle prese. Nel 1987, a Torino, le serie di Entreprise assomigliavano a delle piastre rotonde con incavi irregolari, volti a riprodurre le stesse forme della roccia. Erano dolorose e difficili da interpretare per la mano: se non le conoscevi non sapevi mai come prenderle e dovevi continuamente aggiustare la prensione. Ultimamente mi è capitato di tracciare a qualche piccolo evento utilizzando proprio quelle prese e sono stato quasi assalito dalla nostalgia, tanto che un ritorno a tali forme non mi dispiacerebbe. Entreprise si è poi evoluta e nelle gare di Coppa del Mondo le strutture presentavano inserti in cui i buchi la facevano sempre da padroni. Al di fuori di quei buchi, per la progressione si usavano tacche disegnate sul pannello o microprese, sempre di loro produzione.
Nel 1991 costruii il mio muro personale e ricordo ancora le prese…