Terreno d’avventura, rischio, libertà di scegliere e responsabilità
Non è un paese per vecchi, Linescio, Svizzera.
Foto: R. Felderer
C’è un’ombra che si sta allungando sul mondo della scalata, ed è quella sottesa alla parola che più odio al mondo: sicurezza. La seconda in ordine di fastidio viscerale è “certificazione”, soprattutto se inserita nel contesto dell’arrampicata. Ma facciamo un discorso un po’ più ampio.
Partiamo da un principio basilare: se vuoi la sicurezza, non vai a scalare. Non vai in moto e neanche in macchina. La sicurezza non esiste, esiste semmai la minimizzazione del rischio.
E se vai a scalare in ambiente, su roccia (cosa che nessun dottore ti prescriverà mai di fare), devi essere conscio e cosciente del fatto che ti muovi in un contesto di avventura, dove ci si mette in gioco non solo sul terreno fisico, ma anche su quello mentale e cognitivo.
In montagna, sulla roccia, l’unico responsabile delle proprie azioni e delle possibili conseguenze è e deve essere lo scalatore. Se uno vuole la “sicurezza”, vada in una struttura indoor o faccia altro. Se uno va a scalare, deve saper quindi af…