Editoriale
Editoriale
a Cornalba, Italia, fine anni Ottanta.
Foto: Arch. Valsecch
Quando, quell’estate, un amico di famiglia mi condusse a scalare in una palestra di roccia a Courmayeur, credetti che quel desiderio, nutrito fino ad allora di immaginazione, potesse essere esaudito e, anche in quei timidi tentativi, fui certa che quell’attività mi era congeniale: intuivo i movimenti e non temevo il vuoto.
La primavera successiva mi iscrissi a una scuola di roccia, durante la quale fui vittima di un incidente in cui persi una falange e mezzo delle dita della mano sinistra, salvando interamente solo il pollice. Il fatto avvenne su una parete di roccia piuttosto “marcia”: l’allievo davanti a me smosse un masso che piombò sull’ap…