Arrampicare a ungia
Gruppo di prime guide del Masino, “a ungia”, Bortolo Sertori è il primo a destra.
Foto: Arch. G. Miotti
Dotati di attrezzature limitate, fra cui scarponi dalle suole armate di chiodi per meglio muoversi sui terreni innevati, scalando una vetta del Masino bastava imbattersi in una di queste placche e la faccenda diventava subito problematica.
Se possibile si aggirava l’ostacolo per cenge e canalini, ma quando i principali problemi alpinistici furono risolti e ci si rivolse verso obiettivi più difficili, le lisce piode divennero uno degli ostacoli principali della scalata perché non offrivano punti di assicurazione e le suole chiodate poca efficacia avevano sul duro granito. Molte vette parevano impossibili ma, abituati ad inseguire i camosci sulle più impervie pareti o a raccogliere il poco fieno da cenge vertiginose, alcuni valligiani del Masino, che nel frattempo avevano abbracciato…