Voortrekker
Foto: D. Feroleto
Osservo la linea da sotto col collo all’insù. I miei occhi corrono come impazziti su ogni presunta asperità, voglio credere che la linea ci sia tutta, dal primo appiglio in partenza fin lassù in alto tra le due chiome degli alberi, dove come per magia le foglie si diradano creando un buco di cielo azzurro. Sono entusiasta, questa potrebbe essere la volta buona, una di quelle visioni di pietra che potrebbero ancora una volta regalarmi forti emozioni.
Giorni dopo sono appeso alla corda con tutto il materiale necessario, intenzionato a far diventare questa porzione di roccia silente nel mio nuovo sogno, in cui incanalare me stesso.
La mia immaginazione si rafforza, tutti i piccoli appigli sono presenti, ci vuole molta fantasia per provare a capire cosa far fare al mio corpo, immaginando di essere io in quel preciso momento che sto salendo la via.
Arrivato il vero momento di provare, sono confuso, ma curioso, gestisco il tumulto di emozioni nello stomaco con la mia scarsa razio…