Elogio della inconsapevolezza
Alessandro "Jolly" Lamberti su Minimum, 8c, Buoux.
Foto: Alfredo Smargiassi
Anche se è uno scenario terribile, c'è la possibilità che la nostra mente sia solo un mazzo di neuroni, che l'anima non esista e che le emozioni non siano altro che algoritmi. La differenza tra la mente umana e le macchine non è certo l'intelligenza: tra pochi decenni anche quelle poche abilità nelle quali siamo ancora superiori saranno surclassaste dai software. La vera differenza è la consapevolezza, che (probabilmente) i robot non raggiungeranno mai.
Ma è cosi importante? O la coscienza è solo una piccola imperfezione, un rumore rimasto dopo milioni di anni di evoluzione?
In fondo la maggior parte delle cose che facciamo (alcuni autori dicono il 99%) avvengono in maniera inconsapevole: respiriamo, palpitiamo, camminiamo, sudiamo, secerniamo, inchiodiamo se un gatto attraversa la strada, trasecoliamo, eccetera, in maniera automatica.
Tutto ciò che è veramente potente e creativo, dentro di noi, scaturisce dal magma oscuro dell'inconscio, quel mondo sommerso, sì, ma molto più vast…