L’istinto verticale
Kampfzone, 8c, 8a obbligatorio, Ratikon.
Foto: Ray Demsky.
L’arrampicata in montagna è particolare. È la più grandiosa, la più elevata, la più esposta, la più estrema… e per me, soprattutto, la più bella. Quello che mi affascina in modo particolare della montagna è la circostanza per cui, sulle pareti alpine, si può opporre ben poco alle leggi che condizionano l’essere umano: si lascia il terreno sicuro lontano sotto di sé, per ritrovare stabilità nell’esposizione dell’altezza.
Si entra in conflitto anzitutto con il proprio spirito, perché in questo ambiente non lo si può allentare, lo si deve tenere legato a sé più strettamente possibile. Ne deriva un paradosso: per me l’unica chance di scalare una via consiste nell’avere, da un lato, il completo controllo del corpo e della mente; dall’altro lato, ho bisogno di uno stato di completo distacco, in cui non trova spazio nessuna interferenza del pensiero… la concentrazione assoluta!
Qui in alto sono libero come non mai e tuttavia legato così strettamente al corpo e allo spirito come in nessu…