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Sinfonia di chiodi e fessure

Testo
Francesca Berardo
foto panoramica
Oltre non si va.

Ma resta il blu La celeberrima cima dell'Aguglia.
Foto: R. Felderer

Certe vie andrebbero provate solo per il nome. La normale di questo pinnacolo mediterraneo ha un nome che parla di maestrale e di folate che ululano nei canyon calcarei della Sardegna. Sinfonia dei mulini a vento, l’arrampicata come un tirare di spada con le pale di un mulino, un duello contro le ombre cinesi. Tanto più se l’ascesa ti porta su una mensola di roccia a centocinquanta metri da terra, scomoda, poco ergonomica e, una volta in cima, devi tornare dove sei partito.

La mia prima esperienza su codesta torre svettante risaliva a diversi anni prima, avevamo scelto la perfetta e perfettamente marmorizzata Sole incantatore. Vorrei decantarne l’itinerario elegante, ma vado controcorrente: era stata una di quelle esperienze il cui ricordo diventa gradevole perché offuscato dal tempo e da una sindrome post-traumatica. E insomma, per risalire sull’Aguglia di Goloritzè avevo bisogno di un bello stimolo. Ed entrare in una parentesi storica, aperta nel 1981 da Manolo e Alessandro Gogna, …