Si può fare…
Foto: Paolo Panzeri
Penso, sono curioso, ma la mia intelligenza e il mio fisico hanno dei limiti insormontabili che sempre più spesso mi creano dei grossi problemi. Da adolescente cavalcavo e saltavo ostacoli. Verso i vent’anni cominciai a scalare, calzavo scarponi neri giganteschi con l’intersuola in legno e legavo in vita una corda che ancora conservo. Una volta caddi da una cresta, non ricordo nulla, mi ingessarono una caviglia e la schiena. Per la testa non ci fu nulla da fare: chi scala non è stato finito dalla mamma, così resta. Poco dopo andai con un bastone a dare due esami al Poli nello stesso giorno, mi diedero dei voti altissimi. Avevo ventidue anni quando morì mio papà e rimasi l’unico maschietto della famiglia, perciò iniziai a scalare con maggior disciplina per diventare più responsabile.
Nonostante non abbia scalato per vent’ anni, dai trentatre ai cinquantatre (volevo costruire una famiglia e un’azienda), adesso noto due fatti veramente gravi: continuo a scalare e penso di dover diventar…