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Up Climbing 11

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Sister Moon 1988/2021

La vera storia, ossia quando una misera tacca faceva tutta la differenza del mondo

Testo
Andrea Di Bari
arrampicatore in parete
Andrea Di Bari tetto di Sister Moon.

Foto: Arch. Di Bari

Sono a circa venti metri da terra, sui maniglioni rovesci della sosta finale strapiombante di Arrivederci Pietrasecca, cercando di riposare il possibile dopo l’acciaiata del suo sottostante concatenamento di 7c+; mentre regolarizzo la respirazione, scruto la sequenza del tetto orizzontale sopra di me, che ho chiamato Sister Moon, cercando di ipnotizzare la piccola tacchetta su cui dovrò sostenere per un microistante tutto il mio peso per lanciare a una discreta presa sull’orlo del tetto.

Devo economizzare e fluidificare il più possibile i movimenti, per uscirne fino ai verticali svasi terminali con quel minimo di energia per affrontare ed eseguire il definitivo lancio liberatorio sull’ultima buona presa posta sotto la catena.

Sono già caduto su questo passaggio finale una dozzina di volte e non sopporto di fare così tanti tentativi su una via, dovendo ripartire sempre da capo: cadere all’ultima presa di una mini-maratona del genere è particolarmente stressante, ma la posta in gioco …