Editoriale
su Che bello essere noi, 7c+, Madonna del Monte.
Foto: F. Ravassard
In un tempo lontano, ma nemmeno tanto remoto, nei primi decenni del ventesimo secolo, l’arrampicata su strutture rocciose poste sul mare era vista come un’attività eccentrica e per molti versi avulsa dallo spirito proprio dell’alpinismo. Più che di un’arrampicata esplorativa, si trattava forse di un’arrampicata casuale, a suo modo pittoresca, e forse quasi parodistica, praticata in pochi scelti luoghi, come a Capri, dove gli eleganti turisti guardavano perplessi i primi scalatori dei faraglioni.
Molto tempo dopo, in un’altra epoca storica, diciamo fra i roboanti anni Ottanta e l’inizio del nuovo millennio, l’arrampicata sulle coste, sulle isole, sui picchi e sulle pareti marine ha assunto il curioso e anche complesso aspetto dell’esotico, dell’alternativo, dell’eterotopico, ossia del muoversi in un luogo quasi proiettivo, di gran lunga migliore rispetto a quelli in cui si vive di solito la propria attività.
Oggi non è più così. L’enorme facilità di movimento, propria della società p…