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Indice

Up Climbing 40

Sommario

  • Editoriale

    Editoriale
    Arrampicata in strapiombo
  • Alpinisti fuori dagli schemi?

    Introduzione
    arrampicatore in parete
  • Intervista a John “Verm” Sherman

    Unconventional climbers
  • Paul Pritchard: un viaggio oltre i limiti del corpo e della mente

    Unconventional climbers
    arrampicatore in parete
  • Una vita nella Materia, tra Arrampicata e Arte

    Unconventional climbers
    arrampicatore in parete
  • The American Dream

    Unconventional climbers
    arrampicatore in parete
  • Charles Albert Libertà a piedi nudi

    Unconventional climbers
    arrampicatore su boulder
  • Follow the Flow

    Unconventional climbers
    arrampicatrice in parete
  • Laura Pineau: in giro per il mondo alla ricerca della fessura perfetta!

    Unconventional climbers
    arrampicatrice in parete
  • La bizzarra arte del dry tooling

    Unconventional climbers
    Arrampicata in strapiombo
  • Su e giù per le inscalabili

    Personaggi
    arrampicatore in parete
  • L’Amitié: il grado 8 sul Cervino!

    Exploit
    arrampicatore in parete
  • Scalate su ghiaccio negli Alti Tatra

    Proposte Ghiaccio
    arrampicata su ghiaccio
  • Sospesi tra mare e ghiaccio

    Proposte Viaggi
    paesaggi alpini
  • Gringos Locos

    Spedizioni
    arrampicatore in parete
  • Rakchham

    Proposte Boulder
    arrampicatore su boulder
  • Laboratorio verticale di parità

    Il graffio
  • Indoor move: lo scorpione

    Indoor
  • Scialpinismo itinerante

    Scialpinismo
    scialpinisti
  • Vetrina

    Vetrina Prodotti
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La bizzarra arte del dry tooling

Matteo Pilon ci aiuta a comprendere una delle discipline verticali più particolari

a cura di
Alberto Milani
Arrampicata in strapiombo
Il Dry Tooling: con le picche sulla roccia!

Foto — Luca Battocchio

Che il dry tooling sia una disciplina un po’ fuori dagli schemi appare, almeno a me, abbastanza evidente. Qual è il senso di arrampicare sulla roccia con picche e scarpette ramponate,
se non si tratta di un tratto misto per raggiungere una qualche candela di ghiaccio sospesa sull’abisso? Perché mai scalare con questi attrezzi sulla sola roccia invece di utilizzare soltanto le dita e le classiche scarpette?

Ammetto di essermi posto queste domande, chiedendomi cosa spinga diversi climber a dedicarsi con tanta passione a questa disciplina. Domande che oggi si fanno ancora più interessanti, considerando come negli ultimi anni siano emersi giovani dry tooler italiani di livello mondiale come Matteo Pilon, Filippo Princi o, più recentemente, Giovanni Bona. Ragazzi che hanno raggiunto gli apici assoluti: basti pensare a Pilon, che nel 2024 ha liberato Teleios (D16+) nella Tana del Drago, la via attualmente più dura al mondo, ripetuta lo scorso settembre anche da Bona.

Bisogna forse essere,…