Editoriale
durante una calata in doppia negli anni 30. Foto: Archivio Sezione di Napoli del Club Alpino Italiano.
Si era nella seconda metà degli anni ottanta. L’arrampicata sportiva era nel pieno del suo boom nel Nord Italia come nel resto d’Europa. Già da qualche anno non era più una novità assoluta nel panorama delle discipline sportive presenti nel contesto mediatico, televisivo, giornalistico.
Nel sud Italia però le cose andavano decisamente più a rilento, ad eccezione della Sicilia, dove già alcuni arrampicatori avevano iniziato a sviluppare un movimento importante sotto diversi profili.
In Campania, un giovane e vulcanico pioniere seppe però dare la scossa a un ambiente alpinistico un po' statico e forse fermo alle antiche salite ai faraglioni di Capri.
Si trattava di Umberto Iorio, di Boscotrecase, vicino a Napoli, che, reduce da brevi esperienze dolomitiche, colto da un demone verticale, iniziò ad attrezzare a sue spese e con materiali artigianali alcune falesie che poi diventeranno storiche, come il solitario Monte Faito, la mitica Punta Campanella, un vero dominio incantato, di cui …