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ABITO IN PARADISO
Chantal Mauduit
Traduzione di Riccardo Castellani

Estremamente graziosa e amante della poesia, Chantal Mauduit aveva 34 anni quando, nel maggio del 1998, lei e lo sherpa Ang Tshering furono travolti da una valanga sul Dhaulaghiri mentre dormivano in tenda al Campo 2 a 6500 metri. La sua scomparsa creò profonda emozione perchè col suo idealismo aveva portato comportamenti insoliti nella dura vita d'alta quota.
Parigina, aveva trascorso l'infanzia in Savoia dove a 15 anni scoprì l'alpinismo appassionandosene irreparabilmente.
Parallelamente Chantal praticò lo sci di fondo e il parapendio. Sua fu la prima discesa mondiale in volo dell'Urus (5500 m.) e del Huascaran (6768 m.) nelle Ande.
In seguito scoprì l'Himalaya cercando di realizzare il suo sogno segreto: salire i quattordici ottomila senza ossigeno.
Sull'Everest Chantal tenterà la salita numerose volte, ma la saggezza la farà sempre desistere prima che sia troppo tardi; riuscirà invece a raggiungere, senza ossigeno e spesso in solitaria, le cime del Chogori nel1992; del Shisha Pangma e del Cho Oyo, nel 1993; del Lhotse e del Manaslu, nel 1996 e del Gasherbrum II nel 1997.

 

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Pagine 192
Prezzo di copertina 15,00

ISBN 88-87890-11-0

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INTRODUZIONE DI NIVES MEROI

...Questo libro è un crescendo fittissimo di sensazioni e suggestioni catturate con maestria, di letture coniugate con esperienze dirette, in cui il racconto scivola lungo le pagine mimando la molteplicità dell’esperienza che si affolla alla memoria, e rompendo la successione lineare del tempo fino a farci dimenticare persino la disposizione del discorso.
Ci tiene per mano Chantal, per condurci verso un modo diverso dell’essere e del corpo, finalmente non gerarchico: prima frammentato e poi ricomposto nell’armonia della sua continua molteplicità e diversità.
Un viaggio ricco ed essenziale: compiuto, illogicamente, a piedi. ...
... A piedi le distanze non sono più calcolate in ore ma in giorni. La lentezza con cui ti sposti fa rinascere la curiosità per i particolari, fino a farti percepire quanto è vasto il mondo e soprattutto quanto è complessa la varietà di genti e culture che lo popolano: proprio quella varietà su cui si regge l’equilibrio del mondo e che la follia del nostro tempo tenta, giorno dopo giorno, di annullare.

Nives Meroi
(dall'introduzione)

 
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