FREERIDE IN DOLOMITI NUOVA EDIZIONE
100 ITINERARI


Francesco Tremolada

dall'introduzione:

Ripensando oggi proprio alla storia dello sci nelle Dolomiti, sembra intercorre uno spazio immenso tra l'ultimo decennio dell'Ottocento, quando i coniugi Terschak introdussero le prime assi di legno in Val Gardena e in Ampezzo, e il presente.
L'epopea dello sci ebbe, qui, un avvio più difficile che altrove sulle Alpi. Henry Hoecks, uno dei primi protagonisti di grandi traversate, anche dopo aver percorso in sci la Val Mezdí già nel 1909, giudicò le Dolomiti inadeguate a questo sport. Forse le vertiginose discese tra le rocce erano considerate eccessivamente pendenti per le tecniche di allora. Già negli anni Trenta del Novecento però, quando apparvero le prime guide sciistiche della zona per opera di Günther Langes prima e di Ettore Castiglioni poi, tra gli itinerari impegnativi figuravano percorsi che ancor oggi sono valutati di sci ripido. Segno che l'evoluzione tecnica aveva, in breve, permesso di raggiungere ragguardevoli traguardi.
Alla rapidità dei progressi sciistici fece seguito quella tecnologica e dopo la seconda guerra mondiale, grazie al proliferare degli impianti e ai mutamenti sociali, lo sci andò rapidamente assumendo i connotati di sport di massa. In questa fase, la dimensione esplorativa e alpinistica finì con l'uscire dal suo orizzonte, per lasciare posto a quella dell'istruzione per i molti neofiti che si accostavano alla montagna invernale.
Oggi, dopo troppi inverni all'insegna dei circuiti obbligati, delle categorie agonistiche e delle esasperazioni tecnologiche, sembra finalmente essere giunta, per lo sci, una nuova stagione.
Quando l'idea stessa di sport a contatto con la natura sembrava inevitabilmente destinata a soffocare dentro a piste sempre più spianate e gremite di gente, ecco apparire il freeride quale sorta di spirito innovativo capace di ridare vitalità allo sci.
Partito inizialmente dalle stazioni sciistiche più all'avanguardia sull'arco alpino, nello spazio di qualche anno e in misura continuamente crescente, il freeride si è andato affermando ovunque, divenendo la tendenza più attuale e in voga dello sci.
Il freeride non rappresenta un nuovo modo di sciare e anche se la sua immagine più diffusa tende a presentarcelo come una disciplina per pochi spericolati, la base del suo successo risiede nella riscoperta d'emozioni antiche, come quello di lasciare la propria traccia su un pendio non battuto.
La neve fresca ha sempre esercitato un grande richiamo e il fuoripista costituisce lo sbocco evidente per tutti quegli sciatori tecnicamente evoluti a cui il mondo delle piste non riesce ad offrire altro più che nuove regole a cui attenersi, finendo col riprodurre anche in montagna la realtà metropolitana dalla quale si cerca evasione.
La diffusione del freeride non costituisce quindi una novità in assoluto, ma neppure di un fenomeno transitorio frutto di qualche iniziativa commerciale; piuttosto rappresenta un passaggio logico nel processo di trasformazione del mondo sciistico. (....)