28-31 dicembre 1973
Il Budello di Ghiaccio
(...) La rivoluzione arriva da Nord, dal gelido inverno di Scozia, dove gli alpinisti britannici,
dalla fine dell'Ottocento, aprono difficili itinerari su neve, ghiaccio e misto. Sconosciute a Sud della Manica fino
a tutti gli anni Sessanta, le vie invernali del Ben Nevis, delle vette di Glencoe e dei Cairngorms diventano
all'improvviso famose negli anni della rivoluzione su ghiaccio, e iniziano ad attirare cordate provenienti da tutti
i paesi alpini. Ma questa è un'altra storia.
Già alla fine dell'Ottocento Harold Raeburn, scozzese di Edimburgo, autore di notevoli imprese sulle montagne di
casa ma anche sulle Alpi Pennine, pensa a un attrezzo "simile a un'ascia, o a un tomahawk" per muoversi sul ghiaccio
ripido dove le piccozze classiche si rivelano soprattutto un impiccio. A qualcosa del genere, tra gli anni Venti
e e Trenta, pensano altri forti ghiacciatori come il francese Henri de Ségogne e il bavarese Willo Welzembach.
In Austria, prima della Seconda Guerra Mondiale, la Stubai crea un prototipo di piccozza in metallo, dal manico
cortissimo, che non entra mai in produzione.
L'intuizione di Harold Raeburn diventa realtà proprio in Scozia, alla fine degli anni Sessanta, grazie a Hamish McInnes
, che nel suo laboratorio di Glencoe inizia a creare degli attrezzi ben diversi dalle piccozze tradizionali.
Insieme al californiano Yvon Chouinard, che nel 1966 ha inventato con Tom Frost i ramponi rigidi, e che
in quegli anni, grazie alle sue esperienze a Yosemite, rivoluziona il materiale per l'arrampicata su granito,
McInnes inizia a lavorare alle sue cortissime piccozze in metallo.
La creatura di Hamish, il Terrordactyl, viene messa in commercio nel 1970, prima da parte della Peck e poi della Clog.
È una piccozza di quaranta centimetri, dalla becca rettilinea e inclinata a 45°, che rende finalmente sicura la
progressione sulle croste di ghiaccio e l'erba gelata delle Highlands. Sulle Alpi, dove la sfida sono i couloir
e le cascate di ghiaccio duro, serve qualcosa con un manico più lungo. Gli attrezzi più innovativi iniziano a
nascere nelle botteghe di Chamonix, e causano un'autentica rivoluzione su ghiaccio.
Le nuove piccozze, in pochi anni, permettono di polverizzare gli exploit delle generazioni precedenti.
Nel 1975 Jean-Marc Boivin sale in due ore e tre quarti il Linceul delle Jorasses, poi vince insieme a
Patrick Gabarrou il Supercouloir del Mont Blanc du Tacul. Ma il vero alfiere della rivoluzione sul ghiaccio
del Monte Bianco non diventa mai famoso.
Si chiama Walter Cecchinel, gli amici lo conoscono come Tchick, è nato ad Annecy, fa la guida alpina
all'Ecole Nationelle de Ski et Alpinisme (ENSA), la prestigiosa scuola di alta montagna di Chamonix. Nel 1971,
insieme a Claude Jager, Cecchinel sale con i nuovi attrezzi lo storico couloir Lagarde-Ségogne alla Dent du Caïman.
La nuova tecnica è finalmente sbarcata sul Monte Bianco.
Ma la via che affascina più delle altre Cecchinel è dall'altra parte della Mer de Glace.
È il sinuoso budello di ghiaccio che separa le rocce del Grand e del Petit Dru, e che si
lascia in parte vedere dall'arrivo della funivia dei Grands Montets.
Alta quasi settecento metri, questa vertiginosa pista da bob ha una
pendenza media tra i 60 e i 70 gradi, e si raddrizza in più punti con dei salti verticali di roccia e ghiaccio.
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