13 luglio 1956
L'Uomo con il Maglione a Righe

In molte celebri foto del Monte Bianco, scattate qualche decina di anni fa, compare un uomo alto e magro, con un gran ciuffo di capelli e un maglione a strisce orizzontali bianche e blu. Per farsi fotografare, di solito, quell'alpinista non sceglie dei luoghi banali, ma dei pinnacoli di roccia o di ghiaccio dove può mostrare la sua dimestichezza con il vuoto. Le torri rocciose dei Clochetons di Planpraz, il Grand Gendarme del Grépon, i seracchi e i crepacci spalancati della Jonction o del ghiacciaio dei Bossons.
L'uomo con il maglione a righe si chiama Gaston Rébuffat, è nato a Marsiglia sulla costa del Mediterraneo, ha sempre amato le montagne e la roccia. Deve l'abitudine a camminare alla distanza tra la casa e la scuola (cinque chilometri all'andata e altrettanti al ritorno, a saliscendi, tutti i giorni). Deve la scoperta della roccia all'amico Henri Moulin che a quattordici anni lo porta ad arrampicare sulla Grande Candelle, una delle più belle guglie delle Calanques, il massiccio roccioso affacciato sul mare a pochi chilometri dalla città.

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Straordinariamente prolifico come autore, regista (e come guida, dato che le sue ripetizioni importanti sono innumerevoli), Rébuffat è molto meno "produttivo" come autore di vie nuove.
Uno dei suoi itinerari su roccia, però, diventa immediatamente uno dei più amati e frequentati del Monte Bianco. Ogni alpinista che conosce il massiccio sa che "la Rébuffat" per antonomasia è la via classica della parete Sud dell'Aiguille du Midi.
Seria a causa della quota (la vetta tocca i 3842 metri) e della roccia verticale, comoda grazie alla brevità dell'accesso dalla funivia e dall'esposizione in pieno Sud, la parete Sud oggi è percorsa da decine di itinerari moderni, ed è diventata quasi una grande falesia d'alta quota. Quando Gaston Rébuffat la tenta insieme al cliente e amico Maurice Baquet, violoncellista e attore famoso, la parete è ancora tutta da scoprire, e sembra opporre delle difficoltà al limite delle possibilità umane.
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Gaston Rébuffat, però, oltre che un elegante arrampicatore in libera, è un maestro dell'artificiale. Passo dopo passo, e chiodo dopo chiodo, si alza sull'unica fessura che incide la placca, la segue verso sinistra, raggiunge con un passo in discesa un terrazzino che gli permette di far salire il compagno. Altri passi sulle staffe, poi dei duri passaggi in libera, consentono alla guida nata davanti al Mediterraneo di superare lo strapiombo che segue.
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