4-6 agosto 1938
Lecchesi sulla Walker
"Scusi, dov'è il ghiacciaio di Leschaux?". La mattina del 31 luglio 1938 il sole splende sul massiccio del Bianco.
E Leone Bron, custode del rifugio Torino, resta a bocca aperta di fronte alla domanda dei due alpinisti che ha
visto salire come furie sulle roccette e i nevai che conducono al Colle del Gigante. Negli anni Trenta l'Italia è molto
più grande di oggi. E l'aspro accento lumbàrd dei lecchesi, per un montanaro valdostano, è insolito come il napoletano
o il siciliano.
Anche le informazioni alpinistiche viaggiano molto meno di oggi. E il gestore del piccolo rifugio abbarbicato
alle rocce (oggi ridotto a dépendance della funivia, quello nuovo sorgerà negli anni Cinquanta) non ha modo di sapere
uno dei due, sulle Grigne, sulle Dolomiti e tra la Valtellina e la Svizzera è già un personaggio famoso.
Si chiama Riccardo Cassin, ha ventinove anni, il naso deformato dimostra che prima dell'alpinismo ha praticato il pugilato.
È nato a San Vito al Tagliamento, in Friuli, da ragazzo si è trasferito con la famiglia in Lombardia. Lavora come fabbro,
e come tutti gli operai dell'epoca ha pochissimo tempo libero per arrampicare. Il sabato si lavora, e la domenica,
in bicicletta, con i mezzi pubblici o a piedi non ci si può allontanare più di tanto. Le agognate trasferte verso
le Dolomiti durano solo una settimana o dieci giorni.
Negli anni precedenti Cassin ha conquistato la levigata parete Nord-Est del Pizzo Badile, la più bella delle Alpi
centrali, e la strapiombante parete Nord della Cima Ovest, nel massiccio di Lavaredo. Nel 1938 ha come obiettivo
la parete Nord dell'Eiger, ma arriva a Grindelwald subito dopo la vittoriosa salita di Heckmair,
Harrer, Kasparek e Vörg.
Vittorio Varale, giornalista e amico, qualche anno prima lo aveva incitato a visitare le Dolomiti. Stavolta gli ha
raccontato che nel cuore del Monte Bianco c'è una grande parete ancora da fare. È la Nord delle Grandes Jorasses,
ha spiegato. Poi ha regalato a Riccardo una cartolina. "Ecco la parete che tu dovresti fare" ha scritto. "Da Courmayeur
ci si arriva per il Colle del Gigante".
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