14, 15, 16 agosto 1893
Lo Scienziato e il Principe delle Guide

Nell'esplorazione delle Ande, viaggiatori e alpinisti hanno spesso indossato i panni dell'avventuriero.
A diventare famoso è Hiram Bingham, l'archeologo americano al quale è probabilmente ispirata la figura di Indiana Jones, che nel 1911 parte per salire il vulcano Coropuna, creduto all'epoca tra le cime più alte del mondo, e scopre invece Machu Picchu, la città segreta degli Incas.
Ventotto anni prima, nel 1883, un'altra avventura del genere si svolge sull'Aconcagua, che con i suoi 6961 metri è la cima più alta delle Americhe. Un alpinista tedesco, per tentare una salita alla cima, deve convincere i gauchos e i contadini della zona ad aiutarlo come portatori. Per farlo, li convince che sulla montagna si nasconde un tesoro. Quell'uomo, che sulla montagna raggiunge i 6500 metri di quota, si chiama Paul Güssfeldt, ed è uno dei protagonisti più interessanti dell'alpinismo tedesco dell'Ottocento.
Geologo, geografo, etnologo, intimo del kaiser Guglielmo II, l'ultimo imperatore tedesco, che lo ospita più volte a bordo dell'Hohenzollern, il panfilo della casa reale, Güssfeldt è un alpinista e un esploratore borghese, che in montagna va rigorosamente con la guida, e che predilige le grandi ascensioni su ghiaccio e misto. Nulla a che fare con i Winkler, i Dülfer e gli altri arrampicatori di origine sassone o bavarese che, negli anni a cavallo tra l'Otto e il Novecento, rivoluzioneranno l'arrampicata su roccia.
Nel 1868, con la guida Peter Taugwalder il giovane (uno dei superstiti della tragedia del 1865) Paul Güssfeldt compie la prima salita tedesca del Cervino. Dieci anni più tardi, con Hans Grass e Hans Gross, compie la prima salita della Biancograt, la più bella cresta di neve del Bernina e per alcuni delle Alpi.
Nel 1879 sale il Monte Scerscen e traversa il Colle del Leone. Nel 1887 il quarantasettenne Güssfeldt conosce il quarantunenne Émile Rey.
Nato a La Saxe, a un quarto d'ora a piedi da Courmayeur, Rey è diventato guida a 22 anni, e si è meritato il titolo di prince des guides, "principe delle guide" con straordinarie ascensioni come le prime assolute dell'Aiguille Noire, dell'Aiguille Blanche e della Aiguille de Talèfre, il Gran Paradiso dalla Tribolazione, la cresta di Tiefenmatten alla Dent d'Hérens, la traversata dal Petit al Grand Dru.
Taciturno e silenzioso, fortissimo su ghiaccio, gira le Alpi occidentali ma ha un debole per la cresta di Peutérey, come dimostrano - oltre alla Noire e alla Blanche - la prima traversata del Col du Frêney e la prima salita al Col de Peutérey per i Rochers Grüber.
Paul Güssfeldt, da grande organizzatore di ascensioni, prima "testa" l'abilità tecnica di Rey con una discesa del naso di ghiaccio dello Scerscen (Bernina), poi lo prova in un lavoro di squadra come la prima salita invernale alla Punta Walker, compiuta il 14 gennaio 1891 insieme ad altre tre guide. Come accade alle grandi coppie guida-cliente, il valdostano e il berlinese si mettono presto d'accordo per tentare insieme la cresta di Peutérey del Monte Bianco, da raggiungere dal versante della Brenva scavalcando come prima cosa l'Aiguille Blanche.
L'ultima prova è lo Sperone della Brenva, che i due salgono (con Michel Savoye e Laurent Croux) nell'estate del 1892, tracciando una ripida variante diretta.
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Ora, lasciata la parete, si procede un gradino dopo l'altro su una delle creste di ghiaccio e roccia più spettacolari delle Alpi, di fronte a un fantastico panorama. La cornice di neve del Monte Bianco di Courmayeur, dove la cresta di Peutérey finisce, sembra a portata di mano. Per arrivarci, però, saranno necessarie ventisei ore di sforzi. Occorrono due ore agli alpinisti per scendere ai 3934 metri del Col de Peutérey, ai piedi della omonima cresta e del rosso Pilone Centrale del Monte Bianco, che sessant'anni dopo diventerà un problema alpinistico famoso. Poi si riparte, un gradino dopo l'altro, sul pendio ripido e regolare che si alza verso il Grand Pilier d'Angle. Il lavoro di piccozza tocca quasi interamente a Émile Rey, che è così abituato a salire da primo da non ascoltare nemmeno la voce di Klucker che si offre di dargli il cambio. La sosta per il secondo bivacco avviene a 4250 metri, su un terrazzo inclinato e ricoperto di detriti.
Non c'è legna per accendere il fuoco, la quota è di mille metri più alta della notte precedente, i tre portatori che sono ormai ridiscesi a Courmayeur si sono mangiati a tradimento il lardo e le pere a cui Güssfeldt tanto teneva. Non c'è altro da fare che sopportare il freddo e aspettare. All'una di notte, per rialzare il morale, Rey intona ad alta voce Lisette, celebre canzone di Pierre Jean de Béranger, poeta e musicista degli anni della Rivoluzione Francese. Si parte verso le sei del mattino, quando la luce è sufficiente per superare dei difficili passi di arrampicata su roccia. Un tratto più facile porta alla sommità del Grand Pilier d'Angle, a quota 4320 metri. Da qui in avanti, però, il pendio che conduce alla cima è tutto di ghiaccio scoperto, e richiede un durissimo lavoro di piccozza. Inizia a gradinare Émile Rey, poi per un'ora continua il lavoro Christian Klucker.
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